to kalon
Vagliate tutto, trattenete il valore (1Ts. 5,21) usususususititititititititititititit

Das mãos de Deus tudo aceito
inviato da Vito, 25 ottobre 2007 @ 22:25


Purtroppo non è la versione interpretata da Amalia Rodrigues, ma mette i brividi lo stesso.

Purché non sia la solita Pasqua
inviato da Vito, 4 aprile 2007 @ 21:27
Quid quaeritis viventem cum mortuis?
Non est hic, sed surrexit.
                                        (Lc 24, 5-6)

Bello, il post di ieri dell'amico Carlo Melina. Bello, perché dice che non ci sarebbe mai bastato un Dio che fosse rimasto Scrittura - e per questo c'è il Natale. Ma non ci basterebbe neanche sentir raccontare una volta per tutte che Dio si è fatto uomo, dopodiché tutti vissero felici e contenti. Perché non lo siamo.

No, abbiamo bisogno di vedere qualcosa, qui e ora. Abbiamo bisogno che domenica accada qualcosa; che non sia la solita, ennesima Pasqua di routine. Abbiamo bisogno di qualcuno che adesso si ricordi di quello che siamo, e per quello ci ami: uomini di carne e sangue, sangue e sudore, sudore e amore.

Quella carne avida di concretezza, ma debole per definizione. Quel sangue che ribolle nelle vene, di fronte al dolore inspiegabile e alle ingiustizie della vita. Il sudore di chi si spacca la schiena per ficcare nell'asfalto i binari del tram; ma anche il sudore di lusso di chi batte comodamente i polpastrelli su una tastiera, appena infastidito dal sole che picchia sui vetri della finestra. L'amore buono e confortante di un padre; l'amore trionfante di chi porta all'altare la sua sposa; l'amore balbettante e ferito, ma non meno vero, di chi talvolta si sente irriso e ignorato nei suoi desideri più umani.

Elì, Elì, lemà sabactàni?


La risposta: il sudore della via tremenda al Calvario, il sangue versato, la carne trafitta e risorta, l'amore che vince la morte. Sarà soltanto la solita Pasqua?



La parabola del parcheggiatore
inviato da Vito, 22 marzo 2007 @ 19:18
In fase di parcheggio si capisce che l'uomo è un animale orgoglioso.

Già, perché l'automobilista sa sempre fin dal primo momento se la posizione con cui inizia la classica manovra gli consentirà di portarla a buon fine. Eppure, una volta che ha iniziato a indietreggiare, anche se sa benissimo che ha clamorosamente sbagliato le misure, niente potrà farlo desistere dal proseguire fino a quando non avrà fisicamente verificato che "non ci sta". Anzi, anche allora si ostinerà ad andare contro la realtà, provando quei miseri aggiustamenti che - lo sanno tutti - sono destinati a restare senza risultato.

Dopo aver tergiversato due o tre volte in questo modo, prima o poi arriverà però il momento di prendere una decisione. Andarsene stizzito, e cercare un altro posto... che magari non si troverà. Oppure ammettere con pazienza il proprio errore, ricominciare daccapo la manovra, e magari portarla a termine in men che non si dica. Ma scegliere la seconda opzione sarà più facile se c'è un amico in carne e ossa, sul marciapiede, che ti aiuta dandoti indicazioni.

Prima eravamo niente e tutto; ma, a un certo punto, essere uno, essere me stesso, deve diventare «insopportabilmente responsabile». [...] Il contrario della demoralizzazione, per dirla con una parola breve e veloce, è la speranza. [...] E non esiste al mondo, non esiste; è solo dove Dio ha parlato all’uomo che questa speranza esiste. [...] Bene, la parola che definisce il contenuto di questa speranza è quella che ha detto l’angelo alla Madonna: «A Dio nulla è impossibile». Io credo che questo sia tutto. L’uomo nuovo che Cristo è venuto a destare nel mondo è l’uomo per cui questa affermazione è il cuore della vita: «A Dio nulla è impossibile»; dove Dio non è il «Dio» dei nostri pensieri, ma è il Dio vero, quello vivo, vivente, cioè quello che è diventato uomo, cioè Cristo.
(L. Giussani)

Punti e linee
inviato da Vito, 20 dicembre 2006 @ 20:03
Pare che il codice Morse stia per andare in pensione. Nell'occasione, abbiamo scoperto che la prima frase trasmessa da Samuel Morse nel 1844 fu questa:

.-- .... .- -   .... .- - ....   --. --- -..   .-- .-. --- ..- --. .... -

La storia delle telecomunicazioni moderne iniziò con una domanda piena di stupore:
"Cos'ha creato Dio?".