to kalon
Vagliate tutto, trattenete il valore (1Ts. 5,21) usususususititititititititititititit

E se gli agnelli diventano lupi?
inviato da Vito, 22 luglio 2007 @ 17:40
Questa della città ultra-cattolica che si chiamerà Ave Maria, e che sta nascendo negli USA, mi pare in verità la trovata meno cattolica che si sia sentita negli ultimi mesi. Secondo il Corriere della Sera, "sarà la prima città americana ad ospitare unicamente cittadini cattolici che vogliono vivere seguendo rigidamente i principi della religione cristiana".

Una città, insomma, in cui tutto sarà organizzato in modo da evitare il peccato. Come se fosse davvero l'occasione a fare l'uomo peccatore, e non una ferita strutturale che si porta dietro e da cui ha continuamente bisogno di essere guarito. Come se limitando la libertà si riducessero anche i pasticci che l'uomo è in grado di combinare.

Vengono in mente le parole di T. S. Eliot: "[Gli uomini] cercano sempre d'evadere / dal buio esterno e interiore / sognando sistemi talmente perfetti che più nessuno avrebbe bisogno d'essere buono". Ne abbiamo visti tanti, di sistemi di questo tipo, fondati sulle idee più disparate: utopie che non si sono mai realizzate (come la Città del Sole teorizzata da Campanella) oppure che sono degenerate e finite nella tragedia (dal nazifascismo ai regimi comunisti, gli esempi non mancano).

Nessuna idea, neanche la più giusta, è in grado di togliere il male all'uomo. La stessa morale cristiana, se diventa solo un insieme di regole tassative e dimentica la sua origine, scade immediatamente nel moralismo. E fatta la legge, trovato l'inganno. Non è la morale a salvare l'uomo, ma Cristo. Il quale ha detto espressamente di essere venuto non per i sani, ma per i malati.

Al miliardario Tom Monaghan, l'ideatore di questa assurdità, mi sentirei di consigliare la lettura dell'Epistola a Diogneto:

I cristiani non si differenziano dagli altri uomini né per territorio, né per il modo di parlare, né per la foggia dei loro vestiti. Infatti non abitano in città particolari, non usano qualche strano linguaggio, e non adottano uno speciale modo di vivere. Questa dottrina che essi seguono non l’hanno inventata loro in seguito a riflessione e ricerca di uomini che amavano le novità, né essi si appoggiano, come certuni, su un sistema filosofico umano.

"Vi mando come agnelli in mezzo ai lupi"  (Mt 10,16): la missione evangelica era chiara. Evidentemente, un po' di sedicenti agnelli pensano invece di essere "a posto", e di potersi rinchiudere nella loro enclave fregandosene di tutti i lupi del mondo. Ma la fantasia del diavolo - come leggevo da qualche parte - è seconda solo a quella del Padreterno. E quindi non mi stupirei più di tanto se qualcuno di questi agnelli si trasformasse ben presto, a sua volta, in un lupo. Perché anche nella città perfetta ci sia quanto prima qualcuno che ha bisogno di essere salvato.

Di violenze e differenze
inviato da Vito, 20 aprile 2007 @ 14:43
Un venerdì di inizio febbraio, a Catania: l'inquietudine si è fatta stupidità, dalla stupidità è nata la violenza: violenza stupida, e un poliziotto ci ha lasciato la vita.

Pochi giorni fa, in Virginia: l'inquietudine si è fatta disperazione, dalla disperazione è scaturita ancora violenza: violenza disperata e feroce, una strage.

Non sappiamo dire perché tutto questo accada. Non siamo in grado di definire neanche tanti nostri comportamenti, i nostri veniali tradimenti, le nostre piccole o grandi angosce quotidiane... figuriamoci spiegare cosa sia passato per la testa di quel ragazzo di origine sudcoreana. Figuriamoci spiegare tutto il male del mondo.

E' un senso di impotenza, la prima reazione di fronte ad avvenimenti come questi: due tragedie accomunate dalla stessa apparente mancanza di senso. Una difficoltà imbarazzante, in primo luogo, nel chiedersi dove sia il sottile confine tra la crudeltà e la follia. E quindi un sentirsi piccoli piccoli di fronte al mistero insondabile della vita, del male e della sofferenza.

Il passo successivo è domandarsi dove sta la differenza rispetto alla propria vita. Perché noi, pur provocati dalle circostanze della vita, non abbiamo delle reazioni così apocalittiche di fronte alla sproporzione di cui facciamo esperienza? Forse ci accontentiamo di qualcosa meno di quello che in fondo desiderava quello studente? Forse a noi sono risparmiate le sofferenze che lo hanno portato a un gesto così assurdo? Forse siamo strutturalmente meno cattivi? Forse la colpa è dell'America che permette a tutti di andare in giro armati? Oppure semplicemente lui era pazzo e noi no? No, niente di tutto questo.

Diciamolo ancora una volta: la differenza è che noi abbiamo incontrato qualcuno che ci ha dato delle risposte, e le abbiamo verificate. E se si hanno delle risposte non ci sarà mai solitudine che tenga, non ci sarà tristezza troppo grande o delusione troppo cocente; non basterà tutta la nostra pigrizia e infedeltà a farci dimenticare che c'è un senso buono per cui vale la pena di lottare, magari spesso anche di sbagliare, sicuramente di vivere e domandare.

Dopo aver scritto questo post, ho scoperto un altro contributo molto interessante. E' l'ennesima conferma che, per citare Gaber, nonostante tutto possiamo davvero cominciare a dire "noi".

House, Haus, Casa
inviato da Vito, 27 gennaio 2007 @ 20:08
Lo confesso: non ho mai visto il Dr. House. Probabilmente a causa della mia innata spocchia che mi fa guardare con sospetto tutti i fenomeni modaioli. Sicuramente anche per la mia insofferenza rispetto all'idea di stare un'ora fermo da solo davanti alla TV, per giunta a orari prestabiliti e soprattutto senza addormentarmi. Fatto sta che è arrivato il momento di aggiornarsi, e ho stabilito che inizierò a guardare le puntate della prima serie in inglese. Almeno, in questo modo ho dato all'operazione una parvenza di giustificazione linguistica.

Ovviamente, prima di buttarmi nell'impresa ho raccolto un po' di informazioni. Tanto per cominciare, ho scoperto che in Italia è appena partita la terza serie, mentre in Germania non si è ancora arrivati a metà della seconda. La cosa è meno banale di quanto sembri. I tedeschi ci bruciano sempre di gran lunga sulle date di uscita dei film nelle sale, ma sembrano molto meno pronti a recepire le novità televisive e musicali (emblematico il caso di Dragostea Din Tei, tormentone in Italia già dalla primavera 2004, ma arrivato a Monaco con diversi mesi di ritardo).

La versione tedesca di Wikipedia, inoltre, fornisce una chicca che non trova riscontro nella pagina italiana né in quella inglese, cioè l'elenco delle analogie tra il Dr. House e Sherlock Holmes, che a questo punto sono abbastanza ansioso di verificare (nonostante le mie scarse letture di Conan Doyle risalgano ormai a diversi anni fa).

Infine, pare che in America la rete televisiva Fox, visto il successo della serie, volesse modificarne l'orario di trasmissione passando dalle 21 alle 20, in uno slot di maggior prestigio sulla East Coast (tanto che il piano è saltato soltanto a causa del notevole successo conseguito a sua volta dal programma che avrebbe dovuto essere rimpiazzato da House). La prima osservazione è che in Italia, al contrario, i programmi di prima serata stanno scivolando inesorabilmente verso le 21.30, spingendo di conseguenza la seconda serata a orari impossibili. La seconda osservazione è che in un Paese che comprende quattro fusi orari la programmazione dei palinsesti televisivi non deve essere cosa da poco.

Di foreste, alberi e Americani
inviato da Vito, 8 novembre 2006 @ 23:23
Qualche giorno fa, durante una cena con amici, qualcuno ha tirato fuori la vecchia domanda: «Un albero che cade in una foresta fa rumore se non c'è nessuno che lo sente?». Ne è scaturito un dibattito, in cui qualcuno ha fatto affermazioni anche abbastanza strampalate, ma alla fine una risposta alla domanda non l'ha data nessuno. Oggi, guarda caso, ritrovo la stessa domanda in un commento sul blog di Berlicche.

Insomma, questo benedetto albero fa rumore o no? Per rispondere, credo che sia doveroso prima di tutto definire cos'è il rumore. La prima accezione che ne dà il dizionario De Mauro è la seguente:

Fenomeno acustico, percepito per lo più come sgradevole o indesiderato, dovuto a vibrazioni irregolari e non armoniche.

Se non c'è nessuno, il fenomeno acustico c'è ancora? Indubbiamente sì, perché non è certo la presenza di un essere umano a causare le vibrazioni delle particelle dell'aria della foresta, dalle quali si origina un'onda acustica.

Quello che viene meno è la percezione del fenomeno come "sgradevole o indesiderato". Certo, dal punto di vista soggettivo non è poco, perché i cinque sensi sono le "interfacce" attraverso cui possiamo conoscere il mondo. Ma il mondo c'è lo stesso, anche se non possiamo sentire ogni albero che cade, vedere ogni aquila che si libra in volo, o toccare ogni ferita come san Tommaso: l'aria vibra lo stesso, l'albero cade, e l'America esiste - per citare un altro celebre esempio - anche se non ci sono mai stato.

Già, l'America esiste, e per inciso è anche diversa da come me la immagino. Oggi scorrevano in TV le immagini delle elezioni di mid-term, e sono rimasto non poco sorpreso nel constatare che gli USA sono di fatto un Paese bilingue, anche nelle comunicazioni ufficiali: tutti i cartelli appesi nei seggi erano in inglese e spagnolo.