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Pater et magister inviato da Pietro, 21 febbraio 2007 @ 12:20 Il video di domenica scorsa che ne ha ripercorso la vita l'ha confermato ancora: il Don Giuss è un padre e un maestro. Questo inedito presentato da Libero lo fa una volta di più. Si potrebbe dire che è profetico, ma è la Chiesa che è profezia della realtà, dato che ne porta misteriosamente il senso ultimo. Oggi iniza la Quaresima, l'attesa della Pasqua: che sia per tutti tempo della memoria, resa viva e presente. Cosa rimane inviato da Pietro, 8 febbraio 2007 @ 15:33 Un uomo è morto, facendo il suo dovere di fronte a gente che in un certo modo pensava di fare il proprio piacere, e dopo quasi una settimana, cosa rimane? Ancora su calcio, moralismo, educazione inviato da Vito, 4 febbraio 2007 @ 11:23 E poi e poi, gente viene qui e ti dice
Di sapere già ogni legge delle cose E tutti, sai, vantano un orgoglio cieco di verità fatte di formule vuote E tutti, sai, ti san dire come fare, Quali leggi rispettare, quali regole osservare, Qual è il vero vero, E poi, e poi, tutti chiusi in tante celle, Fanno a chi parla più forte Per non dir che stelle e morte fan paura.
La violenza nel calcio è solo uno dei tanti frutti di una mentalità che si è illusa di cancellare il male dalla natura dell'uomo. Una mentalità moralista per la quale i problemi del calcio stanno nei magheggi di qualche dirigente e nei toni aspri delle polemiche televisive, mentre per sistemare la questione della violenza basta scrivere qualche legge severissima che poi non si ha il coraggio (o la volontà) di applicare. Salvo poi indignarsi periodicamente quando il problema scoppia, e ricominciare a parlarsi addosso sull'onda emotiva di una morte assurda, minacciando di fermare tutto per un anno, quasi fosse un ricatto verso il popolo bue che non può vivere senza panem et circenses. Un mio amico si chiedeva giustamente: che fare? Perché nelle scuole si parla tanto di droga, di razzismo, delle barbarie della storia, e poi i risultati sono questi? E anche nei commenti al mio post precedente, si conveniva che è necessario un cambio di mentalità. Ma per cambiare la mentalità non basta inculcare nei ragazzini i valori astratti del buonismo e del politically correct. Se non si ha davanti qualcuno che fornisca delle ragioni per assumersi le proprie responsabilità di fronte al mondo, qualcuno che testimoni un amore concreto per la vita in tutte le sue sfaccettature, sarà sempre più comodo cedere agli istinti più biechi: fare i teppisti nelle curve, sfasciare le vetrine dei McDonald's, o gettare i sassi dai cavalcavia. Non serve a un tubo parlare del protocollo di Kyoto o dei campi di concentramento, se non si ha l'onestà di affrontare la domanda fondamentale dell'uomo, cioè il fatto - per dirla con Guccini - "che stelle e morte fan paura". |