to kalon
Vagliate tutto, trattenete il valore (1Ts. 5,21) usususususititititititititititititit

Del momento odierno
inviato da Pietro, 1 giugno 2007 @ 18:02
Ho visto solo la fine della trasmissione di Santoro di ieri sera,che c'era di meglio da fare: una nostra carissima amica è appena arrivata a Monaco per fare il dottorato (mi prendo - ben volentieri - parte della colpa) ed eravamo con lei a cena di altri amici. Almeno una cosa giusta Santoro l'ha detta (non ho sentito molto, ribadisco): il tema è talmente grosso, che non basta una trasmissione di una sera per affrontarlo tutto. Evidentemente. Una bella descrizione del problema a riguardo di questi famosi documenti vaticani la si trova qui.
Ci sono alcune cose che mi impressionano, di questa vicenda e del clima in generale:
primo, e più scontato di tutti, il diffuso anticattolicesimo imperante nel nostro paese (mi devo informare un po' meglio su quel che succede qui in Germania), per cui qualsiasi cosa si dica contro la Chiesa è vera a priori. In effetti è il più delle volte mascherato da anticlericalismo, come se le due cose potessero andare distinte: lo esemplifica bene quel personaggio altamente ambiguo che è Vattimo, a suo dire cattolico e che però critica la Chiesa ad ogni piè sospinto; mi domando se le due cose - essere cattolici ed essere contro la Chiesa - siano compatibili: direi proprio di no. Comunque, gli scontri fra lui e Sgarbi a Confronti sono una delle cose più belle da vedere. E ovviamente, fra i due tifo Sgarbi tutta la vita.
A questo clima, credo che la risposta migliore (a parte informarsi in maniera esaustiva, e ringrazio gli amici di SOL per le plurime informazioni) sia di non accettare la discesa solo sul piano dialettico, ma la sfida di un'esperienza viva e totalizzante, che renda ragione di quel che afferma e non abbia paura dei suoi limiti: ossia, per dire cos'è la Chiesa, io devo pensare e indicare in primis me e i miei amici. Altrimenti, si parla della Luna, e in fondo a nessuno, finita la discussione, frega più niente;
secondo, il fatto che lo stesso procedimento che raggiunge i vertici nell'attacco alla Chiesa è lo stesso che vige negli scontri di qualsivoglia natura: cioè, si squalifica l'avversario non a partire dalla minor aderenza alla verità delle sue ragioni e posizioni (dato che non esiste una verità, quindi...), ma in considerazione degli errori che fa. Detto così, potrebbe anche sembrare ragionevole, ma se ci si pensa bene, una ragione affermata solo in virtù di una suprema coerenza non può resistere a lungo, a meno di non cancellare o nascondere ideologicamente gli (inevitabili) errori propri. Non mi dovrebbe sorprendere in un paese che individua il fondamento del proprio spirito nazionale sulla Resistenza (o meglio, su una sua parte), ossia sulla momentanea ragione storica di metà Italia nei confronti dell'altra metà, e che giustifica ogni azione di quella metà a partire dalla ragione che ebbe allora (così come squalifica ogni azione dell'altra sempre in base all'errore di allora). Il risultato finale è che in ogni discussione, dibattito, azione, decisione, quel che interessa non è più la verità, l'aderenza più attenta alla realtà e al bisogno del momento, ma l'aver ragione, inteso come l'aver sbagliato di meno. Così, qualsiasi informazione o dettaglio che sembra indicare l'errore dell'altro è accettabile, spesso a priori e senza necessaria verifica; e nel mondo di internet e del satellite, dove l'informazione disponibile è enorme e senza filtri, questo genera il trionfo del pregiudizio. Alla faccia di ogni sbandierata presunzione di innocenza, e di ogni richiamo al fatto che una cosa per essere vera deve essere dimostrata.
E' proprio vero che a difendere la ragione è rimasto solo il Papa (e in piccolo, noi che lo seguiamo).